mercoledì 7 maggio 2008

CIELI SU TORINO





Questa è uno delle opere danneggiate durante il nubifragio e conseguente allagamento del 13 Settembre 2008. La superficie si presentava con tracce consistenti di fango, il disfacimento della cromia…

Ha richiesto un intervento di restauro lungo e molto impegnativo: la pulitura, il consolidamento del supporto, la stuccatura delle lacune, la reintegrazione della parte gessosa, la ri-prefugurazione delle forme, sfumature acriliche e fissaggio.



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Spero di far cosa gradita nell'invitarVi alla lettura della sottostante motivazione che mi ha ispirato a comporre il quadro.


Un significato che non si sovrappone al senso più autentico della composizione, alla mia intima essenza artistica. Bisogna aprirsi all'opera d'arte come ad una sorta di esperienza mistica perchè susciti emozione...



L'opera: 'CIELI SU TORINO' sarà esposta nell'ambito della mostra collettiva organizzata dalla Associazione Artistico-culturale 'Armò-nia' di Settimo Torinese presso lo spazio espositivo; Chiesa della Antica Pieve, P.zza Alpini, Settimo Torinese ( addiacente alla Biblioteca Civica 'Gasti'.) dall' 28 Maggio al 2 Giugno 2008. (Appena disponibile pubblico brochure dell'evento).




La chiamavano la piccola Parigi. '.....E i flussi di vita che l'attraversano nelle strade simmetriche si riducono a sorde vibrazioni lungo le venature chiare che l'incrinano.'


Nei primi del 1700 Vittorio Amedeo II chiamò a Torino un giovane abate palermitano che aveva compiuto a Roma i suoi studi e la cui fama si diffuse in Europa: Filippo Juvarra.


Cresciuto alla scuola dell' arte barocca, l'abate architetto si era poi tuffato nelle forme classiche dei monumenti romani.Il nuovo architetto messinese riusciva a dare un nuovo assetto alla città. Città che di per se’ già stava mutando, incalzata dalla spinta dei tempi, dalle nuove strutture organizzative delle campagne e da quelle produttive, che determinavano un impellente bisogno di allargare i confini con grandi vie di comunicazione.

Molti nobili, legati alla corte e allo Stato con alte cariche lasciavano i castelli per prendere dimora in quella che veniva definita 'la piccola Parigi': Il fervore costruttivo si estese in eguale misura anche a filande, officine, cartiere, negozi, richiamando i primi immigrati : siciliani, sardi, e lombardi che abbandonavano la campagna per cercare a Torino lavoro e benessere.


Cominciava a nascere, con l'eco stravolgente della rivoluzione francese ,una dimensione torinese puramente barocca, meno sfarzosa, con lo scopo di stupire e suscitare meraviglia. Possiamo vedere la città attraverso la descrizione dei grandi viaggiatori del Settecento e del secolo Romantico: Ghoethe, ad esempio, ebbe a dire 'Torino è una delle più belle, oltre che delle più antiche città d'Europa'.


Altrettanto appassionati i sentimenti del poeta Alphones de Lamartine: 'Je ne me figurais pas une ville auissi belle que Turin....Plus j'avance, plus je vois d'autres villes, moins j'espére de retrouver jamais Turin'.

Dopo Vittorio Amedeo e i suoi successori fino all'alba del 1 Gennaio 1861, Torino nella sua 'charme', aumenta la sua prorompente teatralità, per le vie di Torino, nei ristoranti e nei caffè si vedevano deputati e senatori di quel primo parlamento italiano: Garibaldi, Verdi, Bixio, D'Azeglio, La Marmora, Crispi, Cadorna, e naturalmente Cavour.


Torino Capitale contava 186.000 abitanti. Si aprirono Ambasciate e Ministeri, ed ogni settore lavorativo ne risentì beneficamente: intanto continuava il cammino della rivoluzione industriale, e le nuove idee.

Ma presto avvenne quello che ai torinesi sembrò l'inizio della fine: la capitale trasportata a Firenze.

L'alto prezzo di questa rinuncia forse, permise all'identità dei torinesi di rimanere immutata. Qui sta forse il destino di Torino.

Una città che per rimanere nella storia non può fermarsi mai.

Si possono ricordare importanti traguardi che hanno accompagnato il cammino del suo progresso, fu ad esempio la prima città a realizzare l'illuminazione elettrica ed i grandi eventi mondiali: L'Esposizione Internazionale del 1884, con la creazione del Borgo del Valentino, nel 1911 con la grande Esposizione Universale, (a ridosso del borgo Medievale era sorta una vera e propria città, stupefacente ed eterogenea, ora liberty, ora arabeggiante, tutta stucchi, cupole, statue. (Un mondo incantato e affascinante, che rimase a lungo nella memoria.)


Da ricordare l'esposizione internazionale per il centenario dell'Unità d'Italia del Maggio 1961, fino alle recenti Olimpiadi invernali.


Torino si esprime rivoluzionando l'impostazione sabauda: in una discussione al 'caffè Burello' di Corso Vittorio angolo via Rattazzi, il 1 Luglio 1899 si trovavano alcuni amici; Giovanni Agnelli, Luigi Scarfiotti, Emanuele Bricherasio, Roberto Biscaretti di Ruffia, Michele Ceriana Mayneri, Alfonso Ferrero di Ventimiglia, Luigi Damevino, Carlo Racca.

Questi, accumunati da un forte spirito imprenditoriale, decidono di investire complessivamente ben ottocentomila lire per un progetto relativo ad una invenzione americana che, sfruttando l'energia termica di un motore alimentato a benzina, consentiva rapidi trasporti.

Esattamente dieci giorni dopo nasce la 'Fabbrica Italiana di Automobili di Torino', il cui atto costitutivo viene registrato presso il notaio Torretta di via Arsenale 6 a Torino.

Quello che succede successivamente è storia nota.......



E' un vero peccato....


Questa Torino del 2008 con il 'Grattacielo della Banca Intesa-Sanpaolo' progettato da Renzo Piano, sconvolge la Torino taurinorum, la città del barocco e liberty, rovinando le suggestioni degli antichi palazzi, vie e chiese, il suo aspetto esoterico, i suoi straordinari scorci visivi, la sua architettura.......

A Torino la costruzione di edifici di grande altezza ha riguardato casi sporadici : a parte l'edificio di Alessandro Antonelli, pensato come 'Tempio Israelitico' ma adibito poi a museo e chiamato Mole Antonelliana, diventato simbolo della torinesità, ( così come i 'toret', le piccole fontanine che un tempo dissetavano i passanti con un' ottima acqua proveniente da Balme).


Orgogliosamente oggi la Mole espone il Museo Nazionale del cinema.

Pensare che alla fine degli anni '70 l'Assessore Costa Magna adibiva a suo uso personale una 'tavernetta' nei locali sottostanti la Mole, invitava i suoi amici e conoscenti ad allegre bevute di buon vino...) Fu poi Diego Novelli a dargli lo sfratto.


Il primo vero grattacielo ( La torre Littoria di Piazza Castello) viene costruito a celebrazione dell'ammodernamento di Via Roma ( anni '30 ) dopo la devastazione e demolizione delle architetture barocche preesistenti, per ordine del Duce.

Ogni importante città doveve avere una via centrale per le parate delle camice nere! A questo si aggiunse la corposa speculazione di Assicurazioni, Banche, etc, operata già in nome della sicurezza ('via prostitute e mendicanti dal centro cittadino!').


Il tema grattacieli riemerse nel dopoguerra (1948) : l'edificio di via Santa Teresa, il Reposi, di via XX Settembre, il grattacielo di Piazza Solferino. Questi edifici rimasero per lungo tempo privi di legittimità, costruiti cioè senza licenza edilizia, a testimonianza del fatto che all'epoca le decisioni in quanto a forme, luoghi e quantità si rivelassero di competenza esclusiva degli operatori privati.


La voglia di 'modernità' con la costruzione in centro di grattacieli proseguì nel corso degli anni '50/'60. Torino in quel tempo, impegnata a fronteggiare le ondate migratorie che tutti conoscono, difficilmente si permetteva operazioni celebrative di virtù che non fossero direttamente legate alla produzione manifatturiera: così naque il grattacielo Lancia in Borgo San Paolo, quello della SIP in Corso Inghilterra, in restauro non per le esigenze dei cittadini bensi’ per diventare il Palazzo della Provincia, (ente che dovrebbe sparire!!!!) infine quello della RAI a Porta Susa, bello e ingombrante, nato per ragioni di visibilità aziendale, meno per quelle produttive, che rimase a lungo disabitato.


Questo indica che la realizzazione dei grattacieli ha rilevato nel tempo l'aspetto episodico, in ogni caso contrastante con l'impostazione architettonica della città, della sua 'forma urbis'.

Infatti la realizzazione del grattacielo di 180 metri di Renzo Piano sulla Spina 2 area centrale nella zona Ovest di Torino, rovinerebbe lo 'skyline' ottocentesco della Città, ben valorizzato dai giochi olimpici.Il secondo gigante in vetro e acciaio ( il nuovo Palazzo della Regione Piemonte) spunterà nel 2010 nella zona occupata dalla fiat lungo via Nizza, alto 155 metri progettato da Massimiliano Fukas.Secondo Guido Montanari, Storico urbanista, il problema non è la qualità del progetto di Piano, ma il contesto in cui si colloca.


Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologa Italiana, dice che il nuovo grattacielo rappresenterà l'emblema dell'insostenibilità ambientale applicata 'a scenari caratterizzati da bassa densità energetica'.

Le considerazioni del famoso architetto Piano possono essere affascinanti, come l’idea sulla multifunzionalità, ma chiunque visitasse il centro storico di Torino si renderebbe conto che quest'opera e' assolutamente fuori da ogni schema architettonico della citta', nonchè l'impatto panoramico a colpo d'occhio risulterà devastante.


Inoltre la cornice delle alpi e in primo piano la mole antonelliana, insieme al grattacielo saranno paragonabili ad una scarpa da cerimonia ed uno zoccolo.In definitiva per motivi di interesse economico (matrimonio bancario e la giunta del Sindaco Chiamparino) 'tutto si compie'!


Nella carrellata che ho trascritto, tratteggiata dagli eventi significativi della Città del Museo Egizio, di Don Bosco, dei Savoia, degli Agnelli, della Sindone, di Cesare Pavese, Gipo Farassino, Norberto Bobbio, Rita Levi di Montalcini, della Fiera del libro, e delle Olimpiadi. Ebbene basterà dunque recarsi al ponte Sassi dove Salgari consumò i suoi anni e alzare gli occhi al cielo per vedere il nuovo e trionfante grattacielo, tripudio della new economy, e per un attimo come in un gioco mentale, quella prospettiva annullerà il silenzio e l'insolito.....


Voglio terminare questa riflessione di presentazione della mia opera con un pensiero colto dal Blog di Adriano Celentano ( 'Cosa stà succedendo' www.celentano.it) : 'Ben venga quindi l'avvento della tecnica, poichè essa è un valore immenso per il progresso che deve andare avanti... Ma guai alla tecnica se il suo avanzamento va a minare le bellezze delle cose. E la bellezza delle cose è quella dell'arte impiegata nelle costruzioni del passato, che pur coi suoi cambiamenti, ha retto fino ai primi del '900.

Un ponte necessario che separi le due culture affinchè non si elidano, come purtroppo accade per oggi i brutali accostamenti fatti dai comuni irresponsabili.'

1 commento:

L'arte, l'artista ha detto...

da; "LA Repubblica" Pag. di Torino. (11 maggio 2008)



Brown: "Non snaturate Torino con i grattacieli"



Brown, padre delle Twin Towers, boccia le torri: cambiano l´anima delle città. Non sono ecologiche. Vicino ad un edificio enorme presto ne sorgono altri e alla fine si stravolgono i paesaggi.

E poi il vostro è un insediamento antico. Non conosco il progetto di Renzo Piano ma posso dire che non esistono costruzioni simili sostenibili.
Per questo ora affermo di preferire le case solari
E´ l´ultimo testimone vivente del gruppo di progettisti delle Twin Towers a Manhattan. Ma adesso costruisce residenze a basso impatto ambientale, di un piano, massimo due.
Ha realizzato alcuni tra i più alti edifici negli Stati Uniti - dalla John Hancock Tower di New York alla Sears Tower di Chicago - e ora mette in guardia i torinesi a proposito della torre di Renzo Piano per Intesa San Paolo: «Attenzione, un grattacielo cambia il cuore e l´anima di una città», Chaim Brown, 66 anni, ingegnere e docente universitario, sempre in viaggio tra Gerusalemme, dove si è trasferito dopo l´11 settembre (appuntato sulla giacca, un distintivo con il volto di Ben Gurion), gli Stati Uniti e il mondo, era ieri alla Fiera del Libro per presentare le sue "case solari".
Sono residenze prefabbricate con elevato risparmio energetico, pronte in 10 settimane con costi ridotti, per realizzarle e spedirle in giro per il mondo ha dato vita a una società. L´intento principale è di creare insediamenti nel deserto del Negev, nel sud di Israele, da destinare a coloro che, un giorno o l´altro, faranno ritorno dai Territori. Al momento le richieste sono più di 9mila, poi si vedrà.

Prima del Lingotto, c´è stato il tempo per una passeggiata per Torino: «Una città bellissima, non lo sapevo proprio, ci tornerò». La sorpresa davanti alle architetture di Guarini («ma perché non si costruisce più qualcosa di così bello oggi nel mondo)» è il commento di fronte alla sinuosa facciata di Palazzo Carignano), l´incanto nelle piazze San Carlo e Vittorio ancora vuote nel mattino del sabato («si vede che questo è un posto vivibile, a misura d´uomo»), lo stupore sotto la volta della Mole Antonelliana («che fascino, ma come poteva pensare Antonelli di farne un tempio israelitico? E´ troppo grande».
Poi, dopo la salita in ascensore sulla cupola, uno sguardo dall´alto e il verdetto finale: «In un paesaggio urbano come questo, un grattacielo rappresenta un danno visibile e permanente».

Chaim Brown, inutile chiederle se le pare opportuno a Torino un grattacielo come quello previsto?
«Guardi, è una domanda che mi hanno già rivolto in almeno venti città. Dopo un po´ di anni, torno in quelle stesse città e trovo che hanno subito una spaccatura, che sarà per sempre.
Se non si è fatto o il grattacielo, qualcuno recrimina, pensa che si sia persa un´occasione. Se lo si è costruito, magari è anche peggio. Poi, dopo la prima torre, ne arrivano altre, ho visto tanti luoghi snaturarsi. Alla sua domanda rispondo di no, non mi pare opportuno un grattacielo in una città storica con questo impianto».

Per quali motivi?
«Perché un grattacielo porta una trasformazione radicale, qualcuno dice in positivo, ma io non ne sono sicuro.
Non puoi bloccare il progresso, eppure io ho dei figli giovani che mi rimproverano di avere costruito troppe torri, pensi, sono più di trenta. Ora dico basta, il futuro va da un´altra parte. Un grattacielo può distruggere un paesaggio urbano».

In che senso?
«Nel senso che alla fine si vedrà solo più quell´edificio, enorme. Poi ne arriveranno altri, perché un grattacielo da solo non ha senso. Se tornerò qui fra qualche anno ne avrò una conferma. Spero non rovinino la vostra bella città».

Non la convince neanche il fatto che il progettista Renzo Piano parli di un edificio sostenibile e a basso impatto ambientale?
«Non conosco Piano se non di fama, posso dire però che il basso impatto ambientale è la scusa che viene addotta, per un edificio di quelle dimensioni non può esistere. E´ una materia che conosco bene, forse per questo dico di preferire ora le case solari».

Dunque i grattacieli appartengono al suo passato. Ma quando costruiva le Twin Towers, immaginava che potessero crollare?
«Assolutamente no. Con il gruppo di lavoro, eravamo in 14 e io ero il più giovane, si erano esaminate tutte le possibili cause di distruzione, l´unica che non avevamo previsto è quella che si è verificata.
Lì sta la genialità di Bin Laden, avere capito che per piegare il metallo all´interno delle torri ci voleva una temperatura altissima, che poteva essere solo quella prodotta dalla combustione del carburante degli aerei. A tre giorni dall´attentato ho spiegato questo in televisione, ma non mi hanno creduto.
Ci sono voluti 5 anni di tempo e 60 milioni di dollari per arrivare alle mie stesse conclusioni».