domenica 6 giugno 2010

Manovra di guerra Tagli agli stipendi e comprano armi.


Interessante articolo di Mariagrazia Gerinatutti, giornalista dell’Unità.
Domenica 6 Giugno 2010.



Fuori dai ministeri, tra gli statali che da qui ai prossimi tre anni dovranno sacrificare i loro stipendi per versare allo Stato 5 miliardi di euro contro la crisi, il grido pacifista si è già fatto largo: «Vendessero i cacciabombardieri di La Russa». In realtà più che di vendere si tratterebbe di non acquistarne di nuovi. Idea tutt’altro che peregrina.
È quello che sta decidendo di fare la Germania in queste ore, per dire. Il Pd stima che si potrebbero risparmiare almeno 2 miliardi l’anno. Ovvero sei miliardi nei tre anni su cui opera la manovra. Una stima prudenziale, visto che la spesa in armamenti si aggira intorno ai 3,5 miliardi l’anno.

Nella manovra finanziaria di Tremonti, però, di tagli agli armamenti non ne troverete traccia. E sì che in programma il governo italiano non ha solo l’acquisto di nuovi cacciabombardieri. Sul bilancio dello stato, al momento, incombono ben 71 programmi di ammodernamento e riconfigurazione di sistemi d’arma, che ipotecano la spesa bellica da qui al 2026. Tutti passati inosservati sotto lo sguardo vigile del ministro dell’Economia.

Cifre astronomiche
Eppure parliamo di cifre astronomiche, che il governo si è impegnato a versare all’industria bellica per acquistare una varietà incredibile di nuove armi.
La lista è lunga.
Prendiamo solo qualche esempio.
Partiamo proprio dai cacciabombardieri.
Programma di ammodernamento numero 65. Un piano faraonico, che impegna l’Italia a comprare dagli Usa 131 cacciabombardieri F-35.
Aerei progettati per essere invisibili ai radar (solo che nel frattempo i radar si sono evoluti).
Roba da guerra fredda.
Solo nel triennio interessato dalla manovra appena varata l’acquisto programmato sulle casse dello stato per circa 2,5 miliardi di euro. Totale della spesa prevista da qui al 2026: 15 miliardi. Che si sovrappone per altro alla spesa per l’acquisto, già programmato, di 121 Eurofighter (80 sono stati già comprati e c’è ancora un’ultima tranche). Ma andiamo oltre. Al programma numero 67, per esempio.

Si chiama «Forza Nec»: serve a dotare le forze armate di terra e da sbarco di un sistema assai sofisticato di digitalizzazione. Roba da Vietnam, ovvero da conflitti ad alta intensità - la guerra in Iraq era considerata a media intensità. Per ora siamo alla fase di progettazione, che da sola costa circa 650 milioni di euro. L’esborso finale, non ancora formalizzato, si aggirerà intorno agli 11-12 miliardi.

Ma andiamo oltre.
Passiamo ai sommergibili.
Difficile prevedere una battaglia navale nel Mediterraneo che li richieda, eppure nella lista dei futuri armamenti non mancano due sommergibili di nuova generazione. Costo stimato: circa 915 milioni.
Più della metà da versare già nei tre anni della manovra. Una cifra minore ma non per questo più sensata sarà spesa invece per comprare nuovi sistemi di contracarro di terza generazione: 120 milioni di euro.

Cifre da capogiro.
Tanto che lo stato italiano fa fatica a stare dietro agli impegni presi.
E l’industria bellica è costretta a ricorrere alle banche.
Con il risultato che l’indebitamento fa lievitare ulteriormente i costi. Negli ultimi tre anni, l’Italia ha speso in armamenti circa 3,5 miliardi di euro l’anno.

Una cifra destinata a lievitare, tanto più che nemmeno la manovra prova a scalfirla.
Una cifra molto opaca, secondo il Pd, che domani in Commissione difesa del senato presenterà una risoluzione per chiedere che il governo inizi a fare i conti con le armi e con i miliardi che i 71 fatidici programmi continuano a sottrarre al bilancio dello Stato. Sono tutti così indispensabili?
Il Pd chiede di verificarne utilità, tempi d’attuazione e costi. E di adottare quella che definisce una «moratoria ragionata».
Obiettivo: ottenere risparmi consistenti. E costringere il governo ad adeguare la spesa ai costi della crisi. E al modello di difesa adottato alla luce della Costituzione.

L’Italia ripudia la guerra, appunto. E però continua a buttare miliardi in armi, oltretutto (per fortuna) inutili.
Negli ultimi 15 anni infatti le forze armate italiane sono state impegnate in 35 missioni di peacekeeping.
«Ma se dobbiamo portare la pace, che ce ne facciamo dei bombardieri F-35?», osserva il capogruppo del Pd in Commissione Difesa, Gian Piero Scanu, primo firmatario della risoluzione, che illustrerà domani al senato: «Semmai - aggiunge - abbiamo bisogno di addestrare i militari, di provvedere alla manutenzione dei mezzi di trasporto che utilizzano».

Ecco appunto, di quelli invece la manovra si occupa: un taglio di quasi un miliardo in tre anni, che si aggiunge agli 1,5 miliardi di risparmi sul bilancio di esercizio già programmati dalla prima finanziaria del governo Berlusconi. Forse anche per questo quel grido d’allarme lanciato dal dipendente statale pacifista ormai comincia a diffondersi anche tra le forze armate. «Il rapporto difesa-industria va cambiato, ci sono costi e appetiti che lo rendono non ottimale, l’industria non può imporre ciò che vuole», ha denunciato pubblicamente lo stesso sottocapo di Stato maggiore dell’Aeronautica, Maurizio Ludovisi.

«Fin qui il governo non ha ancora risposto: quale è il modello di difesa a cui finalizza la spesa?», osserva Roberta Pinotti, appoggiando l’iniziativa del capogruppo. «Non è che da domani debbano rientrare gli uomini in missione - spiega Achille Serra, vicepresidente della Commessioni -, ma spendiamo soldi per armi inutili ed è doveroso tagliare davanti alla crisi è doveroso».
06 giugno 2010.



MIA CONSIDERAZIONE: "altre spese dove si ferma il taglio di Tremonti...."


1) Per il rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan, spendiamo 51 milioni di euro al mese.
2) Provviste di soldi occultate all’estero e utilizzate per ottenere commesse e appalti. Fondi «neri» che Finmeccanica (principale azienda italiana produttrice di armi per lo sterminio di massa) avrebbe accantonato grazie all’attività di società collegate alla holding.

sabato 15 maggio 2010

Bistecche alla griglia su tetto del Palazzo della galleria Colonna per Ministri e Sottosegretari.





Largo Chigi numero 19, quinto piano.
Sul tetto del Palazzo della galleria Colonna, (ieri) Venerdì 14 maggio alle ore 19 è stato inaugurato (in gran segreto) un lussuoso bar, con tanto di roof garden, bisteccheria e diffusione ovattata di musica chill out.

Un regalo del Sindaco di Roma Alemanno ai cittadini?

Certamente no: è il nuovo bar "en plein air" riservato alle autorità del Governo, esclusivissimo e privatissimo, con vista direttamente su Palazzo Chigi e sul poco distante Montecitorio.

Il "governo del fare" ha battuto qualsiasi imprenditore per avere permessi (e budget) per costruire una struttura quantomeno discutibile (e poco opportuna, non è che i ministri e i sottosegretari non sappiano dove mangiare).

"Quanto è costato?

Non si sa!

Chi lo ha allestito?

Nemmeno.

L’impresa è stata realizzata in “via breve,” come necessita ad ogni opera urgente," precisa “Blitz quotidiano”.

Il tutto in un periodo di pressanti sacrifici, tagli lacrime e sangue annunciati dal Governo.

Almeno, riguardo la buvette, qualcuno dirà che i deputati sono 630.
Vero: salvo poi essere 60 (sessanta) presenti quandolaq scorsa settimana il ministro Tremonti ha riferito in aula sulla crisi economica.

Ma era giovedì pomeriggio e il giovedì, dopo mezzogiorno, il parlamento si svuota perché finisce la settimana (molto) corta dei deputati...

E ora, le bistecche alla griglia in terrazza per ministri e sottosegretari.
Che la festa abbia inizio!!!

sabato 8 maggio 2010

Apre il Museo su “Cosa nostra” realizzato da Sgarbi.




Sarà inaugurato in pompa magna nell’ex Convento dei Gesuiti di Salemi, Martedì 11 Maggio 2010 in occasione della visita di Giorgio Napolitano nell'ambito delle iniziative per il 150° dell'Unità d'Italia, il museo della Mafia.



Nel museo saranno esposte, oltre alle tele di numerosi artisti che ritraggono boss mafiosi, le prime pagine dei giornali che danno conto della guerra di mafia degli anni ' 80 a Palermo e delle vicende processuali che da allora fino ad oggi hanno riguardato i «colletti bianchi» e gli esponenti politici collusi.

Lo abbiamo ideato già nel 2008 io e Oliviero Toscani - precisa -Sgarbi, abbiamo speso 60 mila euro, di cui 15 mila messi dall'assessorato regionale ai Beni Culturali della Regione Siciliana, altri da sponsor privati e dal Comune.

Poi i contenuti: “il nostro non sarà certamente un museo celebrativo, ma di riflessione su ciò che è stata la mafia nel passato e su ciò che è diventata.

Una antimafia non retorica”.

Giuseppe Gatì aveva 24 anni.
Ebbe il suo attimo di fama nel Dicembre 2008 ad Agrigento quando, nel corso della presentazione di un libro di Sgarbi, eletto sindaco di Salemi, dichiarò ad alta voce la pura e semplice verità: che Sgarbi “è” un pregiudicato, condannato in via definitiva per truffa allo Stato e in primo e secondo grado per aver diffamato il dottor Caselli e l’intero pool antimafia.


Giuseppe, si era limitato a parlare, a gridare “Viva Caselli! Viva il pool antimafia!” e a mostrare dei volantini che riportavano le sentenze relative a Sgarbi, venne immobilizzato e portato via dalle forze dell’ordine presenti, poi tenuto per un’ora e mezza e interrogato in una sala della biblioteca, dalla polizia municipale.

Circa un mese dopo, il 31 gennaio 2009, Giuseppe Gatì morì sul lavoro. Venne trovato morto folgorato per aver presumibilmente “camminato su un cavo elettrico scoperto, senza accorgersene”.

lunedì 29 marzo 2010

NOI ITALIANI SENZA MEMORIA






Tra il 1931 e il 1937 venne realizzato l’imponente rimaneggiamento e rifacimento di via Roma, (situata tra le Piazze Castello e S.Carlo) l’antica Via Nuova realizzata tra il Cinquecento e il Seicento quale asse portante della città Barocca in formazione negli stessi anni.

Il progetto , che seguiva uno stile fascista nazionale, affondava le sue radici nei temi della romanità e classicità, facendosi scempio di tutto lo splendido equilibrio armonico e architettonico del Barocco presente, in cui venivano utilizzati materiali del tutto diversi.

Furono tagliate le colonne originali dove poggiavano gli archi e sostituite con marmo nero.
Nello stesso periodo, le ragioni del regime imposero la costruzione della torre littoria cittadina, ovvero il “grattacielo” , che si contrapponesse all’immagine barocca di piazza del Castello, segno inequivocabile all’interno della città stessa.

La torre suscitava in quel periodo un grande entusiasmo; essa diventava un nuovo simbolo della Torino moderna e fascista, in contrapposizione alla Mole Antonelliana, “specchio del modernismo del basso ottocento” .

Dopo questi brevi cenni storico-architettonici , sono qui a proporre umilmente di investire parte delle risorse per celebrare il 150° dell’unità nazionale nella maniera migliore impiegandole per riportare alle origini Sabaude i portici tra Piazza Castello e Piazza S. Carlo.

Inutile far notare che i finanziamenti destinati per l’evento a livello Nazionale sono quasi di 3 miliardi e mezzo...

vedi Blog:http://noiitalianisenzamemoria.blogspot.com/2010/03/150-anniversario-dellunita-ditalianon.html

sabato 20 marzo 2010

L'immagine del trascorrere del tempo.....










La collana editoriale Le Guide Verdi di "Ville&Casali" dedicata al turismo e al tempo libero dal 2003 la pubblicazione dell’ annuale “100AGRITURISMI”.




"100 Agriturismi" viene distribuita in tutte le edicole con una cartina geografica d’Italia, realizzata in collaborazione con la De Agostini, che contiene la segnalazione sul territorio delle strutture inserite nella Guida.

Nella pagina dedicata all’itinerario dell’Emilia Romagna, viene segnalato “Il Lavoriero” una mia opera materica del 2009 (100x40)

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L'immagine del trascorrere del tempo.....

Il Po non è paragonato a un Dio pagano, ma è semplicemente lo spunto per poter osservare da vicino la vita della gente più umile, per conversare di letteratura, per documentare tradizioni che, nella fase di passaggio dalla civiltà contadina all’economia industriale, rischiano di scomparire, detto da Mario Soldati durante l'inchiesta più particolare della televisione italiana nel lontano 1956 "il viaggio nella valle del Po."


Il delta di Comacchio rappresenta uno spettacolo d’altri tempi con canneti, scanni e dune su cui si estendono macchie di boscaglia a salice ed ontano.

E' interessante il dramma plurisecolare di questo mondo fatto d'acque salmastre, di vegetazione palustre, di stagni, di cavanne, di piccole barche, degli attrezzi per la pesca (Il lavoriero) dei suppellettili della quotidianità....

Quest'opera racchiude l'immagine del trascorrere del tempo, nulla che poteva servire nella realtà è rintracciabile, appartiene ad un altro vissuto, ad un altro tempo, perso, abbandonato, sopraffatto da un sentire ignoto...


"Lavoriero"

martedì 16 marzo 2010

A Torino nasce il Museo della Magia





L’idea è del trasformista Arturo Brachetti, torinese, che ambisce a emulare le analoghe realtà esistenti a Parigi, Los Angeles e Blois.



L’attore-illusionista ha già ottenuto la disponibilità dei finanziamenti dalla presidente della Regione Piemonte e dell’area dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino.

Il progetto prevede la trasformazione in teatrino di una chiesa sconsacrata nel centro della città, la realizzazione di un vero e proprio museo nelle relative sacrestie, e l’utilizzo del giardino attualmente abbandonato che circonda la costruzione con l’installazione di un treno a vapore e di una struttura tipo tendone circolare da circo per gli spettacoli estivi all’aperto.
La gestione sarà affidata al Circolo degli Amici della Magia.



Per la Presidente (uscente) della Regione Piemonte Bresso, che ha voluto la conferenza stampa di presentazione nella sede del suo comitato elettorale, si tratta di “un’iniziativa originale, molto attraente, frizzante e soprattutto facilmente realizzabile”. Se rieletta, la presidente intende farla partire entro i primi cento giorni del nuovo mandato.


CONSIDERAZIONI

Dopo la crisi industriale degli anni Novanta, Torino si è “reinventata” città della cultura. Rinnovando Musei, riaprendone di chiusi come la GAM ed altri ancora costruiti ex novo.

Torino dopo i giochi olimpici invernali del 2006 ha funzionato da vetrina, dimostrandosi ospitale e accogliente per gli stranieri, ma dimenticandosi che per “scattare in avanti” è necessario produrre cultura e intensità creativa.

Sembra assurdo che una ex-chiesa, con una sua architettura particolare, venga adibita a “teatrino e museo” del magico, ad attività futili e comiche e che il volume di un edificio sacro non sia neanche adatto a queste attivita', che ad esempio richiedono stanze multiple e riscaldamento continuo d'inverno.

Penso che, trasformare una ex-chiesa in spazio per l’arte, sarebbe stata una soluzione dignitosa per gli artisti della Provincia che non hanno alcun spazio a Torino.

Purtroppo ci sono decisioni, come questa, maturata dall’egocentrismo di fondo della “zarina” Bresso, che diventa "spot elettorale" e spendibile per l’istituzione…

Ovviamente ai cittadini non è dato sapere su quale esigenza si basi “l’iniziativa originale e molto frizzante” della magia bianca e nera.

Come un comitato d’affari, discutono e tramano di spazi, finanziamenti e poltrone in luoghi segreti, alla gente non resta che prenderne atto....

lunedì 8 marzo 2010

“PRETESTO PER INCONTR-ARTI”


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Associazione culturale “ARMO’NIA”

Con il patrocinio della Città di Settimo Torinese

Presenta:

“PRETESTO PER INCONTR-ARTI”

PITTURA, FOTOGRAFIA, INTARSIO DEL LEGNO.

Dal 10 Marzo al 16 Marzo 2010

Spazio Espositivo: ANTICA PIEVE DI S.PIETRO
PIAZZA ALPINI-accanto biblioteca- SETTIMO TORINESE

Inaugurazione : Sabato 13 marzo alle ore 16.00
Presentazione di Antonio Zappia.
Espongono:

Oscar Bagnoli
Ivan Barbagallo
Giorgio Baroni
Carla Bresciano
Ivan cambiolo
Stefania Carolloù
Alessandro Fioraso
Francesco La Porta
Rocco Lorusso
Mario Mondino
Alessandro Paliddo
Barbara Penna
Walter Pettinato
Stefano Rollero
Benilde Souberan
Giovanni Vardiero

Orario Lun/Ven: 16-19
Sab/Dom: 10-12/16-19

Info: armoniarte@libero.it