"Good Bye Alitalia"
Installazione
1,75 x 30 2011
(ferro, tessuto, accessori)
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Alitalia ha per lungo tempo rappresentato l’Italianità nel mondo: la più
alta vetrina del made in Italy anche attraverso l’immagine delle
hostess di volo sempre impeccabili nel loro stile.
Le divise nel
tempo sono state firmate da alcuni dei più importanti fashion designers
italiani dagli anni '50 fino ad oggi: Sorelle Fontana, Delia Biagiotti,
Tita Rossi, Mila Schon, Fabiani, Marzotto, Lebole, Renato Balestra,
Giorgio Armani, Mondrian.
Le Sorelle Fontana per 10 anni hanno
vestito il personale di volo nel dopoguerra con gonna scura sotto il
ginocchio e giacca blu a tre bottoni. Dal '60 al '66 le divise vengono
firmate da Delia Biagiotti, madre di Laura, che propone un classico
tailleur color carta da zucchero, con gonna al ginocchio e giacca con
manica tre quarti tipica degli anni Sessanta. Nel '67 si torna al blu
con Titta Rossi che introduce la giacca corta a doppio petto.
Nel '69 Mila Schoen accorcia le gonne e propone i colori verde Italia e rosso Manciuria.
Dal '73 arriva l'uniforme disegnata da Alberto Fabiani.
Tra il '75 e l'86 Florence Marzotto propone completo color amaranto rosso melograno.
Con Renato Balestra (anni 1986-1991) il tailleur ha la giacca blu a tre
bottoni profilata di verde, e la gonna regimental blu e verdi.
Nel '91 Giorgio Armani realizza una divisa con colori autunnali nella gamma dei verdi.
Nel '98 arriva Mondrian che veste fino al giugno 2016la compagnia.
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Febbraio 2012
Vittorio Sgarbi curatore del Padiglione Italia della 54° Biennale di
Venezia nella visita ai padiglioni, accompagna il Presidente della
Regione Piemonte Roberto Cota illutra sommariamente alcune opere.
Rivolgendosi a una sala gremita di fans e di un pubblico sostenuto
ribadisce che è l'atto conclusivo della sua Biennale tra la laguna e le
varie sedi regionali, omaggio alla città capitale dei 150 anni
dell'Unità ed aggiunge che, quella del Padiglione Italia di Torino, è
una esposizione di centinaia di artisti che in qualche modo rappresenta
lo spirito dei tempi ed elude le dinamiche curatoriali e funzionali per
il mercato dell'arte e non al gusto estetico ed
elogia l'installazione "Good Bye Alitalia" dichiarando che l'avrebbe chiamata urlo di dolore dell'Aliatalia"